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Il castello di Breno non è solo un luogo suggestivo, ma un monumento ricco di storia.
Ciò che il visitatore vede non è in realtà un castello, ma un complicato tessuto di costruzioni fatte in secoli diversi per scopi diversi.
In questo senso la parola castello tende a mascherare una identità storica multiforme, che invece può essere riscoperta e capita.
Si potrà gustare a fondo la visita se si tengono a mente alcuni dati fondamentali.
La prima nozione è che il castello nacque come un insieme di palazzi e torri, al tempo di Federico I Barbarossa (1100-1200), e fu poi trasformato in roccaforte militare dalla repubblica di Venezia, signora della Valcamonica nei secoli XV e XVI.
I segni materiali della storia secolare si osservano nell'intreccio complicato degli edifici e nei rifacimenti delle murature.
Una seconda nozione è che il Castello fa parte integrante della collina.
Anzitutto ne domina e chiude la cima, accentuandone le brusche forme naturali.
Ma è anche più importante conoscere che il castello ricopre in parte i resti lasciati da genti della remota preistoria, che avevano fatto della collina una località privilegiata di insediamento, caccia o frequentazione rituale, a iniziare nientemeno che da 10 o 11.000 anni fa.
Il paesaggio circostante dei monti e quello della collina accompagnano in ogni momento anche il visitatore di oggi, finendo per essere un ulteriore ed essenziale motivo di interesse.
Cenni storiciNonostante l'importanza nella valle, assai poco si sa della storia del castello o meglio della rocca di Breno, anzi della città in generale, prima del secolo XIII. Nel secolo XIV i Visconti di Milano sostituirono Brescia come potenza dominante in questa parte della valle e il castello passò a loro. All'inizio del secolo XV fu conteso tra i Visconti e la Repubblica di Venezia, la quale riuscì a estendere il suo controllo alla Valle per quasi due secoli e tenne il castello con una certa continuità dal 1427 al 1598. Da questa data ebbe termine la vita effettiva del complesso monumentale, reso inservibile dallo sviluppo delle armi da fuoco: la collina fu messa a coltura e le pietre furono reimpiegate.
Essendo così scarse le notizie scritte, tocca ai resti materiali parlare dell'autentica storia della rocca.
Ricerche archeologiche sono state svolte a iniziare dal 1980 sotto la direzione del prof. F. Fedele con il sostegno economico del Comune di Breno. Sono state studiate le costruzioni ancora visibili (con la partecipazione del prof. D. Andrews) e sono state aperte numerose trincee di scavo. Lo stile di alcuni muri indica che molte parti del castello esistevano già nel XII secolo, epoca di cui sono tipici i grandi blocchi di pietra rusticati, come quelli alla base della grande torre (altri esempi sono in Breno stessa). Di tale fase sono appunto la torre maggiore, un muro di recinzione, e almeno un edificio residenziale o palatium. Da qualche secolo doveva già esservi, sullo sperone roccioso, la piccola chiesa che la tradizione vuole dedicata a S. Michele. Nei rifacimenti della chiesa andarono sconvolte numerose sepolture umane, che indicano un villaggio e che formano il piu importante campione scheletrico della popolazione altomedievale della Valcamonica.
Nella parte sudovest dell'area dell'arroccamento fu costruito verso il 1200 un edificio signorile del tipo casa-torre. Della casa rettangolare, alta piu di 10 metri, si notano le porte simmetriche del piano superiore, che davano accesso a ballatoi, e i buchi delle travature orizzontali. Poco distante si erge ancora la piccola torre. Entrambe le strutture sono state modificate e inglobate in murature militari dei secoli XV-XVI. Gia verso il 1250 l'intera cima della collina doveva essere stata chiusa con un muro di cinta, come indicano i tratti superstiti di bella muratura ordinata, e all'ingresso occidentale doveva esservi la torre-porta, ancora in uso. Ma la maggior parte di ciò che oggi si vede nel castello corrisponde alla sua funzione di fortezza militare durante tre secoli (XIV-XVI) punteggiati di costanti e frequenti rifacimenti edilizi. Le tracce si vedono soprattutto nella parte superiore dei muri; i cosiddetti merli ghibellini presso la torre-porta, per esempio, sono del XIV o XV secolo. D'altra parte la posizione naturalmente difesa non richiese adattamenti militari ingenti. Solo sul lato meridionale, dove la collina è un po' più dolce, si notano grandi opere difensive del tardo XV o dell'iniziale XVI secolo, gli avancorpi con torrette rotonde oggi in proprietà Franceschetti. Di tale età sono pure i corpi lungo la rampa di accesso, i vani chiusi a volta a sud dei cortili, e i rinforzi massicci della muraglia di cinta nei pressi dell'ex-chiesa. L'archeologia ha infine rivelato che fino agli ultimi decenni la roccaforte fu testimone di episodi cruenti.
Sulla cima e sul ripido fianco sudovest della collina, le ricerche archeologiche hanno portato in luce una serie di tracce preistoriche, molto importanti per la ricostruzione del popolamento alpino. Alle comunità che per prime colonizzarono la Valle la collina offrì un paesaggio fisico e vivente di grande attrattiva, ricco di sole e di selvaggina, circondato da boschi e da acque. Sulla collina è documentata una storia lunga e varia di presenza umana che inizia forse 11.000 anni fa e che si sviluppa con il V-IV millennio avanti Cristo, nel Neolitico, l'età delle prime tribù di contadini-montanari stabilitesi nella media valle. Sono di eccezionale interesse un abitato neolitico con tombe, del 4000 a.C., e resti di terrazzamenti e capanne dell'Età del Rame (3500-2500 a.C.), questi ultimi trovati nelle proprietà Sala e Franceschetti fuori Castello. Altrove in Valcamonica le stesse genti incisero sulle rocce figure di uomini, cani, cervi, oltre a segni mitologici (stili "camuni" I-IIIA). Certamente avevano imparato a conoscere la montagna e mantenevano contatti con le valli vicine, fino alla Svizzera. Ma in uno strato profondo nel cortile del Castello si sono trovati "focolari", schegge di selce e animali macellati che rivelano le piu antiche tracce dell'uomo in Valcamonica, alla fine dell'Età paleolitica (circa IX millennio a.C.). La costruzione del Castello ha purtroppo sconvolto molte tracce, e in particolare un abitato dell'Età del bronzo (circa 1500 a. C.) sulla cima della collina, che ha dato punte di freccia di selce e semi carbonizzati. Dopo quest'epoca è possibile che l'occupazione della zona di Breno si sia spostata verso il fondovalle, come indicano alcune tombe del 450 a.C. trovate presso il campo sportivo "Tassara" e i ritrovamenti di Età romana. La presenza dominante del castello non deve far dimenticare che monumento e collina formano un unità. Affacciandosi ai terrazzi panoramici meridionali si può ammirare la "forra di Breno", la gola in cui è calata la città. Essa deriva da una remota frattura delle masse calcaree di Età carnica (circa 230 milioni di anni fa), poi scavata nella forma attuale dall'azione del torrente. Al ritiro dell'ultimo grande ghiacciaio, circa 16-13.000 anni fa a.C., il torrente Oglio scorreva qui. I fianchi della gola portano escavazioni a "marmitta" causate dai vortici delle acque (una in proprietà Sala), mentre il viottolo di accesso al Castello passa in mezzo a pareti calcaree modellate dal ghiaccio e dal gelo. Per millenni la collina ha subito l'azione del ghiacciaio che la ricoprì e del fiume che la erose, per cui essa offre al visitatore, specialmente fuori Castello, uno spaccato molto istruttivo di storia del paesaggio: una storia indipendente dall'uomo, poi sempre più influenzata dall'uomo stesso. I sottili terreni della collina sono un ideale archivio della storia ambientale della Valle. E la collina sta proprio nel punto di transizione tra una Bassa e una Media Valle, quest'ultima caratterizzata fino a Capo di Ponte dall'alternanza di grandi conoidi laterali, l'eredità degli ultimi 15 millenni.
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